Rientro in Italia della colf e badante

Rientro in Italia della colf e badante

Dato che la diffusione del virus continua a preoccupare, in particolar modo a seguito di focolai verificatisi in occasione di viaggi all’estero, le istituzioni italiane hanno disposto una serie di restrizioni per il rientro in Italia della colf e badante.

LIBERA CIRCOLAZIONE

La libera circolazione da fine giugno é permessa tra l'Italia e:

  • Stati membri dell’Unione Europea (oltre all’Italia, sono Stati membri della UE anche Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria);

  • Stati parte dell’accordo di Schengen (gli Stati non UE parte dell’accordo di Schengen sono: Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera);

  • Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del nord;

  • Andorra, Principato di Monaco;

  • Repubblica di San Marino e Stato della Città del Vaticano.

Per gli spostamenti da e per gli stati sopra citati vige però l'obbligo di autodichiarazione, tranne per chi é stato a San Marino o in Vaticano.

 

RIENTRO IN ITALIA DELLA COLF E BADANTE

Esclusi i paesi che abbiamo appena visto, sono state previste diverse regolamentazioni per il rientro in Italia, in base al paese da cui si rientra.

1- Rientro possibile ma con quarantena. Si può rientrare da paesi quali Australia, Canada, Georgia, Giappone, Nuova Zelanda, Ruanda, Repubblica di Corea, Tailandia, Tunisia, Uruguay ma con obbligo di quarantenza di 14 giorni. Il 24 luglio il Ministro della Salute ha firmato un'ordinanza che dispone la quarantena anche per chi ha soggiornato in Romania, nonostante sia paese membro dell'UE.

2- Rientro senza quarantenza ma con altri obblighi. Con DPCM in vigore dall'8 ottobre 2020 é stato disposto, per chi rientra da Belgio, Francia, Paesi Bassi, Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, Repubblica Ceca e Spagna, l'obbligo di:

  • comunicare il loro ingresso nel territorio italiano al Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda Sanitaria competente per territorio, anche se si é soggetti asintomatici;
  • presentare un’attestazione di essersi sottoposti, nelle 72 ore antecedenti all’ingresso nel territorio nazionale, ad un test molecolare o antigenico, effettuato per mezzo di tampone e risultato negativo o in alternativa sottoporsi ad un test molecolare o antigenico, da effettuarsi per mezzo di tampone, al momento dell’arrivo in aeroporto, porto o luogo di confine (ove possibile) o entro 48 ore dall’ingresso nel territorio nazionale presso l’azienda sanitaria locale di riferimento.

3- Resto del mondo: gli spostamenti da e per il resto del mondo sono consentiti ma solo per precise motivazioni di lavoro, di salute o di studio, assoluta urgenza, rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. Non sono consentiti, al contrario dei punti precedenti, spostamenti per turismo.

Il rientro in Italia da questo gruppo di Paesi è però sempre consentito ai cittadini italiani, dell'Unione Europea, Schengen e loro familiari, ai titolari di regolare permesso di soggiorno (e loro familiari). Al rientro in Italia da questi Paesi, è necessario sottoporsi ad isolamento fiduciario e sorveglianza sanitaria.

4- Divieto di rientro: dal 9 luglio vige il divieto d'ingresso e transito nel territorio italiano alle persone che nei quattordici giorni antecedenti hanno soggiornato o transitato nei seguenti Paesi:

  • Armenia;
  • Bahrein;
  • Bangladesh;
  • Brasile;
  • Bosnia Erzegovina;
  • Cile;
  • Kuwait;
  • Macedonia del Nord;
  • Moldavia;
  • Oman;
  • Panama;
  • Perù;
  • Repubblica Dominicana;
  • Kosovo;
  • Montenegro;
  • Colombia.

Il divieto non riguarda i cittadini italiani e di uno Stato UE e loro familiari (discendenti e ascendenti conviventi, coniuge, parte di unione civile, partner stabile), a condizione che siano residenti anagraficamente in Italia da data anteriore al 9 luglio (per Kosovo, Montenegro e Serbia dal 16 luglio e per Colombia dal 12 agosto). In tali casi si può rientrare in Italia solo per motivi di lavoro, motivi di salute o di studio, assoluta urgenza, rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza ed é necessario sottoporsi ad isolamento fiduciario per 14 giorni.

 

GESTIONE DELLA QUARANTENA IN BUSTA PAGA

L'eventuale periodo di quarantena che la colf o badante dovrà osservare dev'essere gestito come ferie (FE) o assenza non retribuita (AD). Per il personale domestico deve considerarsi una scelta (spesso necessaria ma comunque non imposta dal datore di lavoro) recarsi in questo periodo in uno dei paesi sopra citati nonostante quanto disposto dalla normativa in termini di rientro.

Se però il medico della collaboratrice dovesse averla fatto un certificato di malattia, é necessario indicare la causale M (per tutti i giorni di calendario compresi nel certificato) che é sempre a carico del datore nel settore domestico. Considerato comunque che vi sono 15 giorni massimi di calendario retribuiti per malattia, sappiamo che questi collaboratori poi avranno esaurito ogni possibilità di ulteriori assenze.

 

 

 

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