Contratto colf: guida utile e consigli
Contratto colf 2026: guida completa per scegliere quello giusto
Per scegliere il contratto colf corretto basta partire da tre elementi fondamentali: le mansioni che la collaboratrice dovrà svolgere, il numero di ore di lavoro settimanali e l'eventuale convivenza con il datore di lavoro.
In questa guida scopriamo quali sono le tipologie di contratto colf previste nel 2026, come funzionano gli orari, quale livello di inquadramento scegliere e quali costi considerare prima dell'assunzione, facendo riferimento al CCNL del lavoro domestico in vigore.
Quale contratto fare a una colf?
Il primo passo per assumere una collaboratrice domestica è definire le attività che dovrà svolgere.
Una colf può occuparsi, per esempio, di:
- Pulizia e riordino della casa.
- Lavaggio e stiratura degli indumenti.
- Gestione della lavanderia.
- Preparazione dei pasti.
- Altre attività domestiche, in base alle mansioni concordate.
È importante distinguere la figura della colf da quella della badante. Se il lavoro consiste principalmente nell'assistenza a persone anziane, malate o con disabilità, bisognerà individuare il corretto inquadramento per l'assistenza familiare, tenendo conto anche dell'eventuale autosufficienza della persona assistita.
Per approfondire puoi consultare la nostra guida dedicata al contratto badante: quale scegliere?
Una volta definite le mansioni, occorre scegliere tra contratto colf convivente e contratto colf non convivente. La scelta dipende soprattutto dall'organizzazione della famiglia e dalla necessità di avere una collaboratrice presente stabilmente in casa oppure soltanto per alcune ore alla settimana.
Contratto colf convivente o non convivente: quali sono le differenze?
La distinzione principale riguarda il fatto che la collaboratrice viva oppure no nell'abitazione del datore di lavoro.
Nel primo caso si parla di colf convivente, nel secondo di colf non convivente, comunemente chiamata anche colf a ore.
Ecco un confronto delle principali caratteristiche:
| Caratteristica | Colf convivente | Colf non convivente |
|---|---|---|
| Abita presso il datore di lavoro | Sì | No |
| Orario massimo ordinario | 54 ore settimanali | 40 ore settimanali |
| Retribuzione | Mensilizzata | Generalmente calcolata sulla paga oraria |
| Vitto e alloggio | Previsti secondo il CCNL | Generalmente non previsti |
| Ideale per | Famiglie che necessitano di una presenza domestica stabile | Famiglie che hanno bisogno di un aiuto per alcune ore o giornate |
Attenzione: la convivenza non significa disponibilità continua. Anche la colf convivente ha diritto a orari di lavoro definiti, pause e riposi.
Contratto colf convivente: orari e tipologie
Il contratto per colf convivente è indicato quando la famiglia desidera una collaboratrice che risieda nella stessa abitazione e si occupi della gestione domestica.
Il CCNL prevede due principali modalità di organizzazione del lavoro: la convivenza ordinaria e la convivenza a orario ridotto.
1. Contratto colf convivente fino a 54 ore settimanali
Per una colf convivente, l'orario ordinario può arrivare fino a:
- 10 ore giornaliere, non necessariamente consecutive.
- 54 ore settimanali.
Un'organizzazione frequente prevede 10 ore di lavoro dal lunedì al venerdì e 4 ore il sabato.
La collaboratrice ha diritto a 36 ore di riposo settimanale complessive, secondo le modalità previste dal CCNL, oltre ai riposi giornalieri.
La retribuzione viene generalmente stabilita su base mensile, considerando il livello di inquadramento e le condizioni contrattuali applicabili.
È importante ricordare che 54 ore rappresentano il limite massimo ordinario, non un numero di ore che tutte le colf conviventi devono necessariamente lavorare.
2. Contratto colf convivente fino a 30 ore settimanali
Non tutti sanno che è possibile assumere una colf convivente anche con un orario ridotto.
Questa possibilità è prevista, in particolare, per i lavoratori inquadrati nei livelli B e C e per il livello BS, relativo a determinate mansioni di assistenza. Il CCNL contempla inoltre una specifica casistica per gli studenti in possesso dei requisiti previsti.
L'orario, fino a un massimo di 30 ore settimanali, deve rispettare una delle seguenti distribuzioni:
- Interamente tra le 6:00 e le 14:00.
- Interamente tra le 14:00 e le 22:00.
- In non più di tre giornate settimanali, rispettando il limite giornaliero previsto.
Come funziona la retribuzione?
La retribuzione mensile lorda per le colf conviventi assunte per meno di 54 ore alla settimana non può essere riproporzionato e rimane quello previsto per il full time. Quindi, di conseguenza, la paga oraria aumenta al diminuire delle ore settimanali concordate. Allo stesso modo, nel regime di convivenza a orario ridotto si applica la retribuzione mensile prevista dall'apposita tabella del CCNL, che non viene ulteriormente ridotta se, per esempio, si concordano 25 ore anziché 30.
I contributi INPS, invece, vengono calcolati tenendo conto delle ore effettivamente previste dal rapporto di lavoro e delle regole contributive applicabili.
Questa tipologia di contratto può rappresentare una soluzione interessante per chi desidera una collaboratrice convivente senza avere bisogno di un orario di lavoro particolarmente esteso.
Contratto colf non convivente: come funziona il lavoro a ore?
Se hai bisogno di qualcuno che si occupi delle pulizie, dello stiro o di altre attività domestiche soltanto in determinati giorni della settimana, il contratto colf non convivente è generalmente la soluzione più indicata.
In questo caso la collaboratrice non vive presso il datore di lavoro e può essere assunta anche per poche ore settimanali.
L'orario ordinario massimo è di:
- 8 ore giornaliere.
- 40 ore settimanali, distribuite su 5 o 6 giorni.
La retribuzione viene stabilita sulla base della paga oraria corrispondente al livello di inquadramento, rispettando i minimi previsti dal CCNL.
Si può assumere una colf per poche ore alla settimana?
Sì. È possibile assumere regolarmente una colf anche per 3, 5, 10 o 15 ore settimanali.
Per esempio, una famiglia potrebbe prevedere:
- 4 ore ogni lunedì per le pulizie.
- 3 ore il mercoledì per lo stiro.
- 3 ore il venerdì per pulizie e riordino.
In questo caso il contratto prevederebbe 10 ore di lavoro settimanali.
Anche per poche ore è necessario regolarizzare l'assunzione e versare i contributi INPS. Non esiste infatti un numero minimo di ore al di sotto del quale il lavoro domestico possa essere svolto senza contratto.
Puoi trovare una tabella ripepilogativa dei costi da sostenere per la tua colf a ore al seguente articolo: Costo colf 2026: tabelle già calcolate da 2 a 40 ore per i livelli più frequenti
Livelli di inquadramento colf: quale scegliere?
Un altro aspetto fondamentale riguarda il livello di inquadramento della colf, perché da questo dipendono anche i minimi retributivi previsti dal contratto collettivo.
Il livello corretto deve essere individuato considerando le mansioni effettivamente svolte, l'autonomia e le responsabilità della collaboratrice.
Colf livello A
Il livello A comprende alcune figure addette a mansioni domestiche semplici, prive di esperienza professionale superiore a quella prevista dal CCNL, che operano sotto il controllo diretto del datore di lavoro.
Non basta, quindi, che la colf sia alla sua prima esperienza per applicare automaticamente questo livello: occorre verificare le mansioni e le condizioni richieste dal contratto collettivo.
Le mansioni che può svolgere un collaboratore inquadrato nel livello A sono:
- Assistente familiare generico non addetto all'assistenza, che svolge con competenza le proprie mansioni a livello esecutivo e sotto il diretto controllo del datore di lavoro. Profili:
- Addetto esclusivamente alle pulizie della casa.
- Addetto esclusivamente alla lavanderia.
- Aiuto di cucina.
- Stalliere.
- Assistente ad animali domestici.
- Addetto innaffiatura ed aree verdi.
- Operaio comune. Svolge piccoli interventi di manutenzione e pulizie.
Nel caso di svolgimento di più mansioni tra quelle elencate, il livello di inquadramento corretto è il livello B.
Colf livello B
Il livello B è uno degli inquadramenti più utilizzati per le collaboratrici domestiche.
Comprende lavoratori che svolgono con la necessaria competenza attività domestiche di carattere polifunzionale.
Una colf di livello B può, per esempio, occuparsi di:
- Assistente familiare che, in possesso della necessaria esperienza, svolge con specifica competenza le proprie mansioni, ancorchè a livello esecutivo. Profili:
- Collaboratore generico polifunzionale.
- Custode di abitazione privata.
- Addetto alla stireria.
- Cameriere.
- Giardiniere.
- Operaio qualificato: addetto alla manutenzione con interventi anche complessi.
- Autista.
- Addetto al riassetto camere e servizio prima colazione anche per gli ospiti del datore.
- Addetto a mansioni plurime: pulizie, riassetto casa, addetto cucina, lavanderia e assistente ad animali domestici etc.
È spesso l'inquadramento più adatto quando si assume una collaboratrice che gestisce autonomamente le principali faccende domestiche.
Colf livello C
Il livello C è previsto per figure che svolgono mansioni caratterizzate da specifiche conoscenze professionali.
Un esempio è il cuoco, che si occupa della preparazione dei pasti e delle attività connesse alla cucina.
Colf livello D
Il livello D riguarda figure professionali con maggiori responsabilità, autonomia e requisiti professionali, come il maggiordomo e il governante, secondo le definizioni del CCNL.
Il livello DS, invece, non rappresenta semplicemente un gradino superiore per qualsiasi colf, ma identifica specifici profili professionali, tra cui il direttore di casa.
Per verificare tutte le mansioni e i relativi inquadramenti puoi leggere il nostro approfondimento sui livelli del contratto colf e badanti.
Quanto costa assumere una colf nel 2026?
Prima di scegliere il contratto è utile conoscere il costo complessivo di una colf, che non coincide semplicemente con la paga oraria o mensile concordata.
Il datore di lavoro deve considerare diverse voci:
- Retribuzione: lo stipendio stabilito in base al livello, all'orario e agli eventuali accordi individuali.
- Contributi INPS: gli importi previdenziali e assicurativi dovuti per il rapporto di lavoro.
- Tredicesima: la mensilità aggiuntiva prevista dal CCNL.
- Ferie retribuite: 26 giorni lavorativi per ogni anno di servizio, indipendentemente dalla distribuzione dell'orario.
- TFR: il trattamento di fine rapporto che matura durante il rapporto di lavoro.
- Vitto e alloggio: da considerare nei contratti conviventi, secondo le disposizioni contrattuali.
- Altri costi e indennità: quando previsti, inclusi gli obblighi contributivi contrattuali.
I minimi retributivi vengono aggiornati periodicamente. Per questo motivo è importante fare riferimento alle tabelle in vigore nell'anno di assunzione.
Per avere una stima personalizzata puoi utilizzare il simulatore online del costo colf e badanti di Webcolf.
Inserendo le caratteristiche del rapporto di lavoro, potrai valutare il costo dell'assunzione e confrontare le possibili soluzioni contrattuali.
Come assumere una colf in regola: i passaggi fondamentali
Una volta scelto il contratto, è necessario procedere con la regolarizzazione del rapporto di lavoro.
Ecco i passaggi principali.
1. Definire mansioni, livello e orario
Prima dell'assunzione bisogna concordare le attività da svolgere, il livello di inquadramento, la retribuzione e gli orari di lavoro.
2. Preparare la lettera di assunzione
È importante formalizzare per iscritto le condizioni concordate, indicando gli elementi richiesti dal CCNL e dalla normativa applicabile.
3. Comunicare l'assunzione all'INPS
La comunicazione deve essere effettuata entro le ore 24 del giorno precedente l'inizio del rapporto di lavoro, anche se si tratta di una colf assunta per poche ore alla settimana.
4. Gestire buste paga e contributi
Durante il rapporto di lavoro occorre predisporre i prospetti paga, versare i contributi alle scadenze previste e gestire correttamente ferie, permessi, malattia, tredicesima e TFR.
Una gestione ordinata fin dall'inizio aiuta a evitare errori, dimenticanze e possibili contestazioni.
Contratto colf a tempo determinato o indeterminato?
Oltre alla scelta tra convivenza e non convivenza, è necessario stabilire anche la durata del rapporto di lavoro.
Il contratto a tempo indeterminato è la soluzione ordinaria per una collaborazione domestica continuativa, senza una data di conclusione prestabilita.
Il contratto a tempo determinato, invece, può essere utilizzato quando esiste un'esigenza temporanea, per una necessità delimitata nel tempo o per sostituire la collaboratrice principale.
Per quanto riguarda i collaboratori domestici, è preferibile stièpulare un contratto a tempo indeterminato come spieghiamo nel nostro articolo Tempo determinato o indeterminato ?
È quindi importante non confondere due aspetti distinti: il tipo di presenza della colf (convivente o non convivente) e la durata del contratto (determinata o indeterminata).





















